Il corpo eterico dell’uomo si nutre di prana così come il corpo fisico si nutre di cibo. Gli alimenti influenzano la chimica delle cellule e perfino il comportamento. Qualche esempio? Il vino, in dosi adeguate, può essere un piacevole nutrimento antidepressivo, poiché aiuta a liberare le endorfine presenti nel cervello. In dosi elevate, invece, può ubriacare, stordire il pensiero e ridurre la lucidità mentale. Questo principio duale vale per ogni altro nutrimento: verdure, pesce, carne, pasta, ecc.
Esiste anche un aspetto “pranico” del cibo, cioè la quantità e qualità di fluido vitale che scorre all’interno e attorno all’alimento. Ad esempio, una foglia di insalata fresca contiene un alto livello di Prana vitale. Al contrario, una foglia vecchia e tenuta da troppo tempo in frigo perde buona parte della sua carica pranica. Bisognerebbe quindi mangiare con la consapevolezza che il cibo non contiene soltanto sostanze nutritive chimiche, ma anche una carica energetica.
Ma il Prana è ovunque. È nell’aria, nell’acqua, negli alberi, nelle case e in ogni organismo vivente. Se trascorriamo una giornata nei boschi, inconsapevolmente assorbiamo prana fresco dall’ambiente, che ricarica e rigenera l’aura vitale. Se beviamo l’acqua di una sorgente, assorbiamo una maggiore quantità di prana. Al contrario, se viviamo in una casa “malata”, da punto di vista della bioarchitettura o del Feng Shui, potremmo perdere energia, poiché l’ambiente può essere un amplificatore positivo o negativo delle energie sottili.
La Fondazione Summa organizza corsi di percezione energetica del prana vitale, ossia il Pranic Healing, tenuti dai principali istruttori formati da Francesca Angrisano, dal 1993 allieva diretta di Master Choa Kok Sui, ideatore di tale disciplina presente in oltre 150 Paesi del mondo. Per ricevere maggiori informazioni andate nella pagina CONTATTI e inviate una email.